giovedì 30 luglio 2009

....Ritorno

"Dove sei stato, uomo…?
...Sono stato in un sogno, che vorrò fare ancora, molte volte…"

Eccoci di ritorno dalla nostra avventura, con in "tasca" la vetta del Pik Razdenaia (6.200 m), ma senza aver raggiunto l'obbiettivo principale del Pik Lenin (7.134 m) a causa di un po' di sfortuna e qualche malanno fisico......

Presto un bel resoconto dettagliato e tante, tante ,tante foto da vedere......

mercoledì 1 luglio 2009

Velocità=Spazio/Tempo

Siamo agli sgoccioli, preparata la lunga lista del materiale da portare, ora il primo problema è farlo entrare nelle borse....senza sforare più di tanto da quei limiti di peso che le compagnie aeree ci impongono!
Lo spazio disponibile è poco rispetto alle cose che servono, ed il tempo è sempre meno (sabato mattina è vicino)......quindi, coerentemente con le leggi della fisica, aumenta la velocità o meglio la frenesia nel preparare, pesare bagagli, imprecare contro i limiti di peso e comprare le ultime piccole cose.
La prima parete da scalare, quindi, è quella che porta al check-in e all’imbarco dei bagagli...!!
Per il resto il programma è pronto, o almeno quello preliminare, che inevitabilmente cambierà nel corso di questi 23 giorni in base alle condizioni meteo, alle condizioni della montagna...e alle nostre condizioni fisiche.

mercoledì 17 giugno 2009

"Clean Mountains"

International Ecological Action "Clean Mountains"

With the bounds of International Ecological Action “Clean Mountains” in protection of Lenin Peak, from 25th of June to 31st of August International Ecological Base Camp “Achik-Tash” is starting its work.

Lenin Peak (7134 m.) is found to be the most popular among 7000 meters high peaks on the territory of ex-Soviet Union. During 50 years of its assimilation by mountaineers, glacier itself was undergone by intensive anthropogenic influence, due to what a lot of domestic garbage along the whole length of classical route has formed. Tour operators of Kyrgyz Republic joint with Independent Ecological Expertise with the assistance of WIN=WIN, Mammut, Governmental agency of preservation of the environment and forest management under Government of Kyrgyz Republic from 25th of June to 31st of August, year 2009 are providing International Ecological Action of cleaning Lenin Peak from domestic garbage under the name “Clean Mountains”.

Program of action includes:

1. Cleaning activity from garbage on the territory of Camp2 (5300 m) and territory of Camp1 (4200 m); installation of containers (for rubbish) on the territory of base camps; installation of informative stands.
2. Ascension to Lenin Peak

martedì 9 giugno 2009

Direzione Pamir...

Abbiamo aspettato quasi fino all’ultimo ma ora ci siamo...siamo ufficialmente prenotati sul volo che il 4 luglio alle 11.00 partirà dalla Malpensa verso Istanbul per poi proseguire fino a Bishkek (Kyrgyzstan) dove arriveremo all’1.35 della mattina del 5 luglio.
Inizia così la nostra avventura nei luoghi dove ha inizio il Pamir, un nome che evoca mistero e lontananza.
Situato nell'Asia Centrale a cavallo delle nuove repubbliche del Kyrghyzstan e del Tagikistan, nate dalla disgregazione dell'ex-Unione Sovietica, è un susseguirsi di vallate disabitate, picchi vertiginosi, fiumi di ghiaccio squassati da crepacci e ghiacciai pensili, un impressionante oceano di montagne bianco e azzurro. Bam-i-Dunya, il tetto del mondo, così lo chiamarono i Persiani. Da qui si diramano le più alte catene montuose della terra, l'Hindukush a nord-ovest, il Tien Shan a nord-est, il Karakorum e l'Himalaya a sud-est. Separato dalla Russia dalle sterminate steppe del Kazakstan, il Pamir è stato per millenni il crocevia del commercio tra oriente e occidente attraverso la Via della Seta e i famosi mercati di Bukhara e Samarcanda.
Nel centro di questa regione al confine tra Kyrghyzstan e Tagikistan, sorge il Pik Lenin, una gigantesca muraglia di neve e ghiaccio alta più di 7000 metri.
Salito per la prima volta nel '34 da un gruppo di sovietici, tra cui il mitico Vladimir Abalakov, è stato sceso per la prima volta con gli sci nel '74 da un gruppo franco-austriaco.

lunedì 25 maggio 2009

L'Ortles: il Re delle Alpi Orientali

Sono le 2.15 quando dopo due ore di sonno e una rapida colazione in macchina ci avviamo con gli sci ben piantati sullo zaino lungo il sentiero che dal santuario di Tre Fontane (Trafoi) porta fino al rifugio Borletti.
Avvolti dalle tenebre di una notte senza luna, illuminiamo con la luce delle nostre frontali solo la porzione di sentiero che scorre sotto i nostri scarponi mentre saliamo e ci avviciniamo al rifugio con la neve che progressivamente aumenta fino a permetterci di indossare gli sci.
Quando arriviamo al Borletti il rifugio si è già svegliato e qualcuno sta già iniziando a prepararsi per la salita verso la vetta dell’Ortles.
Superando alcune grosse slavine scese dai ripidi pendii sovrastanti, ci si inoltra nel vallone di Plaies e quando il sole sorge, i suoi raggi illuminano attorno a noi un ambiente duro e austero, con enormi seracchi sospesi sopra le nostre teste.
La salita è molto impegnativa, le pendenze sono elevate e non c’è molto margine di errore......occorre rimanere sempre molto concentrati ed attenti alla presa che lo sci fa sulla neve dura e ghiacciata.
Alla fine di una di queste pareti sbuchiamo sulla cresta nei pressi del bivacco Lombardi a quota 3.316 m, con sullo sfondo l’enorme parete nord dell’Ortles che appare come una lunga colata verticale di ghiaccio che parte dalla vetta e arriva fino alla base della montagna senza quasi mai perdere nulla della propria verticalità.
Percorrendo la via normale si supera un'altra parete con pendenze sostenute che porta alla calotta sommatale della montagna, da dove già si può vedere la croce di vetta, la meta della nostra giornata, che si raggiunge direttamente con gli sci nel punto più alto a 3.905 m.
Nonostante il vento che sferza la vetta, il cielo è terso e lo spettacolo visivo da emozioni che compensano la fatica fatta, la sveglia all’1.30 del mattino ed i 2.300 m di dislivello.
In discesa, la neve mantenuta dura e ghiacciata dal vento ci costringe ad una discesa impegnativa, con le lamine degli sci perennemente impegnate ad arpionarsi al pendio ad ogni curva.
Una volta ritornati al rifugio, scaricate la tensione e l’adrenalina accumulate nella salita (e nella discesa), resta la soddisfazione e la convinzione di aver fatto una cosa per noi grande, come grande è questa montagna: l'Ortles: il Re delle Alpi Orientali......

lunedì 6 aprile 2009

In Su e in Sé


“...Ci si lega all’altro per dividere con lui l’esperienza, per dare e ricevere aiuto, per uno scambio di costituenti dell’individualità, ma ci si lega all’altro anche per dividersi da lui, e attraverso lui, conseguire un trionfo personale.
Abbiamo bisogno di isolamento e di solitudine.
Abbiamo bisogno di separazione per sentire una mancanza. La mancanza della parte di noi che sta nel mondo e nell’altro.
Abbiamo bisogno di staccarci dalla consuetudine per poter tornare, per poter scoprire qualcosa in più. E il ritorno è rinascita e ricongiunzione, è ritrovarsi rigenerati di fronte agli altri.
Andare in su per ritornare in sé e oltre sé. ...”

“...Andiamo in su per imparare a stare in giù e ritrovare responsabilità e impegno per le forme di convivenza e di condivisione.
Saliamo per imparare a scendere. Rispondiamo all’attrazione dell’alto, al richiamo dell’essere sopra ogni cosa, per poi riconoscere il senso del calarsi nel profondo di ognuno di noi, nell’essenza autentica delle cose del mondo. ...”

G. Saglio; C. Zola
Foto di Luigi R.: Gran Zebrù -parete Nord-

martedì 10 febbraio 2009

Nuova Avventura 2009

Da qualche giorno potete vedere dal banner sopra che si è avviata la macchina organizzativa per la nuova spedizione di quest’anno.........adesso che sembra definitivo possiamo ufficializzare che questa volta l’obbiettivo è in Kyrgyzstan e si chiama Pik Lenin (7.134 m)

........Seguiteci in questa nuova avventura e lasciateci commenti, impressioni, consigli, critiche, insomma tutto quello che vi viene in mente!!......

Prossimamente vi aggiorneremo su come procede la frenetica organizzazione (visti, biglietti, materiale, permessi, ferie, preventivi, servizi, peso bagagli.....)

...e speriamo in qualche sponsor che non fa mai male!!!!

lunedì 2 febbraio 2009

Con gli sci sul Craper Vac


Da Tione si segue la strada statale n. 239 del Caffaro in direzione di Storo fino all’abitato di Breguzzo da dove si devia sulla destra imboccando la Val Breguzzo.
Lasciata la macchina dove la strada termina, in breve si raggiunge il rifugio Trivena.
La valle è chiusa nella sua parte alta da un imponente circo roccioso di origine glaciale (Craper) che va dalla Bocca della Cunella alle Porte di Danerba e di cui fanno parte la Cima Cop di Casa (2965 m), il Cop di Breguzzo (2997 m), il Craper Vac (2816 m), il Corno di Trivena (2863 m), la Cima Danerba (2910 m) e il Corno d’Arnò (2849 m).
Su questo circo di montagne che chiudono la valle sono ancora ben visibili tracce e testimonianze della Grande Guerra del 1915-1918. Di qui passava infatti la prima linea austriaca (nel paese di Bondo, all’imbocco della valle, si trova un monumentale cimitero austroungarico che raccoglie 700 caduti). Un tempo la Val Breguzzo era nota per le sue miniere di pirite di ferro e galena argentifera in prossimità della malghe Stablei e Laghisòl, ed in particolare per alcune cave di marmo bianco (al Passo del Frate e presso Malga Trivena), che nulla aveva da invidiare a quello più famoso di Carrara. L’origine del toponimo Breguzzo (che compare per la prima volta in un documento del 927 d.C.) è legata a due possibili origini, una celtica (brig=berg=monte) e una germanica (burg=villaggio fortificato).

martedì 13 gennaio 2009

I Tre Signori delle Orobie

Il Pizzo dei Tre Signori (da non confondere con il ben più alto ed impegnativo Picco dei Tre Signori in valle Aurina -BZ-), è una delle montagne simbolo delle Orobie Bergamasche, nonché la cima più alta della Val Gerola.
La vetta sorge nel punto in cui convergevano i confini dei domini della Serenissima Repubblica Veneta, del Ducato di Milano e delle Tre Leghe, da qui appunto la denominazione di Pizzo dei Tre Signori.
Non è la prima volta che ci troviamo al parcheggio del paesino di Ornica, alla fine della val Brembana, ma è la prima volta che ci troviamo qui con gli sci ai piedi, per avventurarci lungo la Val d’Inferno per percorrere i quasi 1.600 m di dislivello fino alla vetta.
Le particolari condizioni di questo inverno ricco di neve, ci permettono di partire direttamente dall’auto, risalendo per un tratto la strada forestale, tagliando poi per i prati sovrastanti fino a raggiungere la Casera, una vecchia malga riconvertita ad agriturismo per la produzione di formaggi.
Le abbondanti nevicate dei giorni scorsi rendono l’ambiente magico......e la salita faticosa soprattutto nel tratto che dall’agriturismo porta alla Bocchetta d’Inferno, a 2.306 m.
Fino a qui la bella giornata di sole ci aveva riscaldato, ma il freddo invernale si fa risentire una volta che, dalla Bocchetta, si prende a sinistra per risalire il versante nord con pendenze crescenti fino alla grande croce di vetta.
Da questo osservatorio privilegiato a 2.554 m il panorama è spettacolare: dal Resegone ai Campelli fino alle Grigne da una parte; dal Disgrazia al Bernina fino all’Ortles-Cevedale dall’altra....
Come sempre, però, arriva il momento di andare, di distogliere lo sguardo da queste fantastiche montagne per lanciarci nella discesa....e oggi le condizioni sono superbe per partire con gli sci direttamente dalla croce di vetta zig-zagando sulla neve polverosa a disegnare serpentine infinite fin giù in paese, a pochi metri dalla nostra macchina, dove le fatiche finiscono e rimane l’emozione che anche questa volta l’Ambiente Orobico ci ha saputo regalare.

mercoledì 7 gennaio 2009

Balcani on the road

Quando alcuni amici ci hanno proposto di passare l’ultimo dell’anno nella loro casa di Belgrado, l’idea ha subito preso forma.....: quale modo migliore per festeggiare l’arrivo del 2009 che un viaggio a due “on the road” lungo i 960 km che separano la Bassa Bresciana da Belgrado?
Così, caricata l’auto, il pomeriggio del 30 dicembre ci infiliamo in autostrada, iniziando il lungo avvicinamento verso Belgrado, attraverso 4 Paesi: Italia, Slovenia, Croazia e Serbia.
Dopo una sosta notturna in un Motel sull’autostrada poco dopo Zagabria, la mattina dell’ultimo dell’anno, a bordo del fedele Berlingo, facciamo il nostro “trionfale” ingresso in una grigia Belgrado, appena sporcata di bianco dalle recenti nevicate.
La prima sensazione è quella di un salto indietro nel tempo, anche solo girando in macchina possiamo vedere i segni che la città ancora porta delle guerre del recente passato, con edifici sventrati, lasciati li quasi in mostra, a perenne ricordo di tutto ciò che è accaduto in queste aree solo pochi anni fa.
Nelle Kafane il fumo stantio, puzzolente ed onnipresente crea una atmosfera surreale ed affascinante che ben si abbina ai piatti della cucina serba, ponte culturale tra medio oriente e occidente.
La notte dell’ultimo dell’anno, la piazza di Belgrado si riempie di gente in festa, pronta a sfidare il freddo saltando, urlando e brindando al ritmo gitano di Goran Bregovic.
Si sente che il musicista è di casa qui a Belgrado, soprattutto nella finale “Kalašnicov” che trascina tutta la città in un ballo ed un canto unisono.

Finita la notte ed iniziato il nuovo anno, arriva il tempo di lasciare Belgrado e rimettersi sulla strada, affrontando kilometri e frontiere che ci riportano verso casa, passando per una Zagabria innevata e per una Lubiana popolata di tanti turisti Italiani che ti danno già la sensazione di essere di nuovo a casa.
Alla fine, un po’ stanchi ed un po’ sbattuti per i 1.965 km percorsi, si arriva a casa comunque con la soddisfazione che sempre accompagna un viaggio così, con negli occhi le immagini dei luoghi e delle persone che si sono incontrate....e con una serie di riflessioni che saranno spunti interessanti per questo nuovo anno che ci aspetta.

Tutte le foto: Belgrado -capodanno 2009-